“Come sono Arrivato al Triathlon” — Gilles Wasser, Intervista su IlMendrisiotto
Copertina Il Mendrisiotto
Il numero maggio/giugno 2026 di Il Mendrisiotto mi ha dedicato la copertina e un profilo di quattro pagine. Dentro: come sono arrivato al triathlon, il sogno olimpico, e il libro che sto scrivendo.
Il numero di maggio/giugno di Il Mendrisiotto mi ha dedicato un profilo, e rileggendolo ho pensato che valesse la pena riportarne un po' qui, perché tocca cose che raramente racconto in modo organico.
La giornalista Benedicta Froelich mi ha chiesto di partire dall'inizio — da come e perché mi sono appassionato a questa disciplina. E la risposta onesta è che non c'è stato un momento preciso, ma una serie di piccoli incontri con me stesso.
Da piccolo ho fatto sport di tutti i generi, poi mi sono concentrato sul tennis e sul nuoto agonistico. Il nuoto richiedeva un impegno quasi totale, e a undici anni ho mollato tutto. Un anno senza fare niente. Poi una sera guardando la televisione mi sono imbattuto nella scena di Forrest Gump in cui inizia a correre — mi sono incuriosito, mi sono detto "beh, proviamo a fare una corsetta", e il giorno dopo l'ho fatto davvero.
Il vero cambio di prospettiva però è arrivato con un viaggio a New York con mia madre, durante la maratona. Non sapevo che esistessero persone in grado di correre 42 km — e quando mia madre me lo ha spiegato, mi sono reso conto di quanto fossi ingenuo a sentirmi "arrivato" dopo 5 km. Quello è stato il momento in cui ho capito che con l'impegno e la volontà si possono raggiungere obiettivi grandi davvero. Da lì ho cominciato a costruire fiducia in me stesso, fissandomi come primo obiettivo la mezza maratona della Stralugano — che ho corso a 14 anni, da solo, senza allenatore, completando i 21 km.
Il triathlon è arrivato quasi per caso: avevo un problema alle ginocchia per cui il medico mi aveva persino consigliato di operarmi. La causa, poi, era semplicissima — ero cresciuto 20 cm in un anno, i muscoli si erano ingrossati ma non allungati, e bastava fare stretching. Il dottore però mi aveva detto chiaramente: entra in una squadra, o trovati un altro sport. Quel giorno mi è capitato di visitare il sito delle Olimpiadi, e in prima pagina c'era scritto triathlon. Ho letto che si componeva di nuoto, ciclismo e corsa — tre cose che avevo già fatto — e mi sono detto, semplicemente: proviamo.
Nell'intervista ho parlato anche del libro che sto scrivendo, Le parole non bastano — un progetto a cui lavoro da circa cinque anni, costruito attorno all'idea che ognuno di noi porta dentro di sé un viaggio che vale la pena raccontare e condividere. Non è un libro di sport. È un libro su come guardo il mondo.
Il resto lo racconta l'articolo, che trovate per intero sul sito della rivista: ilmendrisiotto.ch
Grazie alla redazione per lo spazio, e a Benedicta Froelich per l’intervista!